Non portava il velo. Rifiutava di coprirsi il volto quando il marito egiziano invitava gli amici a casa. Una «ribellione» pagata a caro prezzo: a 29 anni una ragazza romana si è ritrovata in un incubo. Anzi, in un doppio incubo: picchiata e anche violentata dal coniuge, un coetaneo che lavora presso un banco di fiori, e privata del figlio piccolo, rapito dal padre durante un viaggio dai nonni in Egitto. Una vicenda andata avanti per quasi un anno, fra minacce, violenze e soprusi. Poi la giovane, disperata per la sorte del bimbo di tre anni e terrorizzata all’idea di non poterlo più vedere, ha deciso di rivolgersi alla polizia denunciando il marito. qui

«Sono una ragazza cattolica cristiana abbastanza praticante fidanzata con un ragazzo mussulmano (molto praticante). Abbiamo intenzioni molto serie e un giorno forse ci sposeremo se Dio lo vorrà… (…) Tempo fa il mio ragazzo mi ha detto molto esplicitamente che se dovessimo sposarci vorrebbe che io mi convertissi. (…) Gli chiesi: “ma se io non dovessi convertirmi, tu mi lasceresti?” e la sua risposta invece di un secco “no cosa dici… ti amo e non ti lascerei mai” è stata “E…VEDREMO….”. Io amo moltissimo il mio ragazzo. Sarei disposta a far di tutto: evitare i cibi haram, non mangiar più carne suina (cosa che già sto cercando di fare per lui) e farei anche il ramadam insieme a lui.» qui

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